Vietnam e Cambogia: diario di viaggio

Le mie impressioni su Vietnam e Cambogia

10 giorni in Vietnam non bastano, come d’altronde per nessun paese bastano pochi giorni per scoprire una cultura, una lingua, delle tradizioni e una società diversi e spesso diametralmente opposti alla nostra. Ma alla maggior parte delle persone di questo mondo non viene dato neppure un giorno a disposizione per visitare l’enigmatico Vietnam o la mistica Cambogia ed io, conscia della mia fortuna, sono grata di questa opportunità.

Il mio viaggio è iniziato ad Hanoi, capitale del Vietnam, nel nord del paese, dove ho speso due giorni a visitare monumenti, musei, viottoli e templi e dove ho assistito ad uno spettacolo tanto antico quanto unico al mondo: il water puppet show, dove gli attori sono delle marionette che vengono mosse con abilità su un palcoscenico d’acqua per far rivivere leggende popolari e scene di vita quotidiana. Sono poi passata alla magica baia di Halong, dove mi sono lasciata trasportare dalla corrente su una tradizionale giunca cinese che mi ha fatta navigare tra isolotti, faraglioni e grotte con laghi sotteranei. Con un volo interno sono poi arrivata nel caldo e afoso centro, dove ho potuto visitare le città di Hoi An, Hue e Danang, ognuna con le sue peculiarità, la prima assaltata dai turisti e traformata in una Riccione orientale, la seconda rimasta integra nel suo spirito d’altri tempi e l’ultima sede di uno dei complessi di templi buddisti più spettacolari del paese. Altro volo interno, questa volta direzione Ho Chi Minh, l’antica Saigon, dove la storia della guerra sgorga da ogni poro della città, formicaio da 12 milioni di abitanti, con i famigerati e asfissianti tunnel dei vietcong e il museo della guerra con fotografie e reperti storici. Dopo aver navigato, in un’atmosfera da nirvana, su una canoa scricchiolante sul delta del Mekong, in mezzo a mercati galleggianti e mandrie di bisonti, e dopo aver raggiunto la sperduta cittadina di Chau Doc, ho attraversato via mare il confine con la vicina Cambogia. Nel Regno di Cambogia sono restata 5 giorni, il primo speso nella capitale, Phnom Penh, dove risiedono il magnifico Palazzo Reale e la splendida Pagoda d’argento. Gli ultimi 4 giorni di viaggio li ho passati a Siem Reap, dove ho scoperto come vivono gli ultimi della società: le persone che risiedono nelle casupole di uno dei tanti villaggi galleggianti sul lago di Tonle Sap o quelli che sopravvivono nelle baraccopoli di lamiera delle periferie. E, ovviamente, dove si trovano i maestosi templi di Angkor Wat incastonati nella foresta, oltre 260, e che costituiscono il sito archeologico più importante di tutto il Sud-Est asiatico.

In questo testo non darò le solite informazioni di viaggio come: cosa vedere, dove dormire o dove mangiare (informazioni che comunque progetto di fornire in un prossimo articolo), per ora mi voglio limitare a trasmettere le sensazioni, le riflessioni e le impressioni che questo paese ha suscitato in me, oltre a condividere alcune delle fotografie che ho scattato strada facendo. Ho scritto tutto mentre mi trovavo là, a volte, di punto in bianco, mentre camminavo per le strade schivando motorini e cani randagi, mentre stavo visitando un museo o mentre mi gustavo un piatto di ramen in un locale affollato, venivo presa dall’impulso irrefrenabile di mettere nero su bianco tutto quello che le circostanze in cui mi trovavo suscitavano in me; e così mi aggingevo a scrivere sulle note del mio telefonino. Ecco il mio Vietnam. Ed ecco la mia Cambogia.

VIETNAM

IL NORD. Arrivo ad Hanoi:

Volti grigi come la cappa di nebbia e inquinamento che avvolge la città

Non mi aspettavo così poca gente

Una famiglia bianca, bionda, con due bambini sui 3/4 anni in bici come se le disgrazie potessero capitare solo agli altri

Un’altra bici, questa volta un signore col tipico cappello a punta che gli copre gli occhi

Il “nón lá”, conico, in paglia

Non so come faccia a vedere

A districarsi nel mare di motorini.

Già 3 zanzare schiacciate con l’avambraccio contro il finestrino del pulmino

Paura della malaria, paura di morire Cintura rotta, unghia lunga del mignolo del conducente, sorriso beffardo e non curante.

Bruciore allo stomaco per la frittata di gamberetti e seppie piccantissima

Specialità di Singapore

Mi han detto.

Nessun cenno di risposta alla dogana

Nessun cenno rassicurante

Rischiare di fare un incidente in motorino per scrivere un messaggio

Volti di chi ha vissuto la guerra

Non è come l’Europa

Turismo spensierato

Ma come la Thailandia

L’India

La Cina

Qui la gente ha la sofferenza nello sguardo

Non è vacanza, è sfidare l’abisso

Baraccopoli come in Messico, Sudafrica, Egitto o Giordania.

Ho perso il senso del tempo

Non so più che ora sia

Se è giorno o notte

Quanto ho dormito

Quante ore ho passato insonne

C’è uno strano silenzio

Una cupezza che ti stringe l’anima

Un ginocchio nella schiena

Un gomito tra le costole

Un pugno in testa

E 40 kg di vietnamita che mi cammina addosso

15 euro per un’ora e mezza.

Niente.

Tutto fashion

Finalmente ricchi

La moda occidentale

Ha pervaso l’Asia

La faccia della città cambia dall’aeroporto al centro

Non mi aspettavo questo benessere

Sono sorpresa

Ero rimasta alla guerra degli anni ’60, alle invasioni cinesi, al comunismo, la fame

La globalizzazione ha trasformato anche questo paese

Gli ha corrotto l’anima

O forse

Risollevata

Nuovi ricchi

Vestiti di marca

Eleganza

Due dollari per una zuppa

Duemila per una borsa

Ragazzine coi capelli tinti

Riscattano le nonne che alla loro età lottavano per vivere

Ascoltano il kpop

Un paese ancora da decifrare

Capire

Non so se neppure in una vita potrei

C’è così tanto che non so

Così tanto.

Primi giorni a Hanoi:

Mi chiede se il suo è un paese democratico

Lei non lo sa

Non ha mai sentito prima la parola dittatura

Non conosce il nome del suo presidente

Non è mai stata a Ho Chi Minh

Non parla se non per affrontare le mie incessanti domande

Le spiegazioni sono tutte approssimative

Spesso mi rispondo da sola a quello che le chiedo

E lei chiede a me

Sul Vietnam

Perché lei non sa

Perché nessuno le ha mai detto la verità.

Halong Bay:

Halong Bay, nord del Vietnam. Un luogo magico… Mi ha commossa nel profondo. Miriadi di isolette, faraglioni e rocce ricoperte di giungla nel lussureggiante golfo di Tonchino. Abbiamo fatto una crociera di due giorni su un’antica giunca cinese restaurata. Abbiamo fatto kayak, assistito alla pesca dei calamari di notte, fatto escursioni sugli isolotti, Tai Chi all’alba, un corso di cucina vietnamita (squisiti gli involtini di riso e verdure!) e siamo anche entrati in un’enorme grotta sotterranea sperduta nel nulla! Quanta bellezza c’è su questo nostro generoso pianeta… più di quanto immaginiamo…

Sembrano i gorgoglii di un pesce

Gli schizzi di fiume di questa strana lingua

Suoni esotici ma l’alfabeto è latino

Fare Tai Chi sull’ultimo piano della giunca cinese

Nessuno intorno

Il mondo dorme ancora

E quando si spegne il motore

Solo i canti degli uccelli a cullarci

Il maestro così sorridente

Beato

Piccolino e magrino

Sano

Non come noi occidentali

Sovrappeso

Sempre tesi

Sempre a comandare

A pretendere di parlare inglese

A colonizzare

Deforestare

Ammazzare

Sradicare lingue, culture, identità

Tradizioni, bellezza e onestà

Verdi rocce sospese sull’acqua

Paesaggio surreale

Da film scientifico spaziale

Luoghi da ammirare

Persone da stimare

Peccato per l’inquinamento

Non si può respirare

La natura è contaminata

Ma un rimedio c’è

Dipende da noi

I momenti più belli non li ho fotografati

Tanto ero rapita dalla magia del momento

Il sorriso aperto e sereno del monaco che vegliava sul suo amico deceduto

Un canto sommesso di pace.

IL CENTRO. Hoi An:

La gente del centro è come una boccata d’aria fresca

Metaforicamente ovviamente… Perché qui l’aria raggiunge livelli di inquinamento allarmanti

È solare, gioviale, cordiale

Sarà la mitezza del clima, la cultura, la voglia di riscatto, il maggior contatto con l’Altro… Chissà!

Nessuna sensazione di pericolo come in Africa

La gente è molto tranquilla, gentile, curiosa

Qualcuno azzarda un complimento

Peccato che quasi nessuno parli inglese

Neppure una parola.

Danang:

La bella signora che mi ha venduto orecchini e fermaglio per capelli mi ha rincorsa per restituirmi il telefono che avevo dimenticato sulla sua bancarella

Questo episodio di grandissima gentilezza e onestà mi ha immediatamente riportato alla mente un altro momento legato alla perdita del telefono

La Namibia, primo giorno a Windoek

Pur di avere il mio telefono, nonostante le mie grida, i calci e i pianti, mi hanno messo le mani addosso e minacciata con un lungo coltello affilato…

Un trauma che troppo spesso riaffiora dal recesso della mia mente e che porta con sé emozioni di puro terrore e immenso livore

Si poteva evitare

Se solo…

Se solo la guida avesse chiuso le portiere della macchina

Se solo fosse partito ogni volta che, disperata, gli gridavo di partire

Se solo quegli uomini avessero avuto pietà della mia giovane età

Della mia ingenuità

Se solo…

Hoi An:

L’essenza della città di Hoi An è stata snaturata per soddisfare le richieste di un turismo che non guarda in faccia nessuno

Orde di bianchi grassottelli dai volti rubicondi starnazzano per le vie mentre evitano i motorini con un cocktail in mano, vestiti succinti e sguardo arrogante

Si sentono strascichi di francese, inglese, portoghese, hindi, giapponese, olandese… E non c’è fine

In sottofondo per le vie si sentono le voci di Justin Bieber, Shakira, Charlie Puth e Katy Perry… Non la tradizionale musica vietnamita

Sembrerebbe una qualunque cittadina di mare in Italia, Spagna o Francia se non fosse per le innumerevoli lanterne variopinte che riempiono le strade

Di sfuggita, tra le orde di gente in festa, si scorcia il volto emaciato di un bambino

Sbuca tra la gente con tanti sacchetti stretti tra le mani

Piedi nudi sull’asfalto bollente

Vestiti logori e viso sporco

Un ultimo rimasuglio di Vietnam autentico

Come un’anziana signora dal passo lento

Col suo cappello a punta e la miriade di rughe che attraversano il suo volto stanco

Il Vietnam è anche questo

È stato trasformato

Snaturato

Certamente il turismo porta denaro e lavoro

Ma a quale prezzo?

Dover contrattare per la vanità di chi vuole solo arraffare

Ritrovarsi a vendere banana split e crêpes alla Nutella perché i dolci tipici non sono alla moda

Dover ascoltare la musica commerciale del colonizzatore.

Hue:

In Asia non usano la mascherina per proteggersi dalle malattie o dall’inquinamento ma per non allontanarsi ancora di più da quello standard di bellezza che vuole la pelle delle donne bianchissima

Ogni volta che vede degli stranieri la nostra guida si lascia andare a lamentazioni del tipo “come vorrei avere la pelle così chiara come le occidentali…” poi mi fa complimenti per qualcosa per cui non ho alcun merito. Si percepisce una grande rassegnazione in lei, il fatto che la sua pelle non sarà mai così bianca come vorrebbe.

E pensare che da noi ci si fa le lampade, ci si cosparge di creme abbronzanti e si patisce il calore infernale (e magari anche un tumore alla pelle e le grinze) pur di prendere la famosa tintarella sotto il sole d’agosto.

Cerca di sbiancarsi con creme di madreperla e strani intrugli poco raccomandabili

Si copre dal sole con ossessione

Usa l’ombrello anche se è nuvoloso.

Hue:

Lenta cantilena triste e dolce

Non riesco a smettere di fissare questi ragazzi

Tutti così giovani, belli, magri, dai delicati lineamenti

Bevono birra a profusione

Gettano le lattine vuote per terra

C’è già una catasta sotto il loro tavolo

Uno zufolo di polvere che pende dal naso del finto alce appeso sopra l’ingresso della fumosa cucina del locale

Cataste di piatti sporchi impilati alla buona

Nessuno incrocia il mio sguardo

Nessuno si mischia con gli stranieri.

IL SUD. Saigon:

Io che durante il COVID odiavo le mascherine

Che mi ribellavo

Andavo in giro senza anche se venivo rimproverata

A volte fino a farmi piangere

Adesso invece mi ritrovo ad indossarla di mia spontanea volontà

Anche se mi fa soffocare

Anche se mi sento mancare la libertà

Il fatto è che questo atroce inquinamento mi soffoca ancora di più

Vorrei prendere le persone una ad una

Scuoterle dai loro motorini e spiegare loro che stanno alimentando la distruzione del nostro pianeta

Ma d’altronde che possono fare?

Le macchine costano troppo e le bici sono troppo faticose

Se non provassi paura

Il brivido

Forse non avrei questa fascinazione per i paesi scassati, poveri, sofferenti

Seguendo i miei sogni

Lottando contro la paura

Perché nessun giorno sia sprecato

Perché la mia vita non sia passata invano.

Cerco di trattenere il fiato il più possibile

Per quanto inquinamento si respira

Ho i polmoni in fiamme

Penso alle verdi montagne del trentino e mi domando come ci si possa tanto allontanare dall’armonia della natura

Vivere in alveari di cemento ammassati gli uni sugli altri

Dover mettere i tappi nelle orecchio per provare a dormire mentre di notte per strada si scatena il putiferio

Mi domando perché

Come siamo arrivati a tutto questo

Autodistruzione

Più che un tour della città mi sembra un tour dei vari tipi di gas tossici

Non mangio perché il cibo è troppo piccante

Non respiro neppure

Cerco di sopravvivere e prego di non essere investita per strada in questa bolgia di motorini.

Saigon:

Errore di valutazione

Saigon è un formicaio

Sguardo perso

Vestito con gli abiti dei guerriglieri

Una parodia della guerra

Riproduce ciò che è stato

Dà dimostrazioni di come i vietcong si infilavano negli strettissimi tunnel

Ogni tanto sbuca una lucertola

Un venticello smuove le foglie secche

Un turista coi pollici in su e un gran sorriso resta immobile mentre la sua fidanzata bionda e cotonata con ciglia finte gli scatta una foto ricordo

Come un parco divertimenti ma di cattivo gusto

Chi ha vinto scrive la storia

Non potrei dirlo ma questa è la verità

Perché c’è un regime comunista

Da pochi anni posso parlare un po’

Ma prima neppure potevo ridere

Se scrivo qualcosa contro il regime su facebook mi vengono a prendere

Non posso dire ciò che penso.

Cos’è questo frastuono?

Turisti che pagano soldi per usare armi vere della guerra.

CAMBOGIA

Phnom Penh:

Grondo sudore

Un Inferno di calore

Distanze infinite

Si procede lentamente perché c’è sempre troppo traffico

Il viaggio della speranza

Ammassati su una barchina in 40 per ore

Tentando di raggiungere la Cambogia

Una sauna

Come l’India

Ormai non ci faccio più caso al sudore che cola costantemente giù da ogni poro della mia pelle

Non sono fatta per il troppo caldo

Né per il troppo freddo

Serve equilibrio

In tutto

Ma la ricompensa

E’ immensa.

Siem Reap:

Gli antichi abitanti erano i Champa, una popolazione indiana

Stessa fisionomia, solo occhi a mandorla

Natura e artefatto umano in simbiosi

I templi di Angkor

La foresta tropicale che si riprende il suo spazio

Lo splendore in rovina.

Siem Reap:

Quando non ci sono soldi per acquistare un terreno si costruisce la propria casa sul lago. In Cambogia è pieno di villaggi galleggianti, dove persino la chiesa, la scuola e il ristorante devono essere raggiunti in canoa…

A due passi dalla città di Siem Reap c’è una delle tante baraccopoli della Cambogia. Se la città è il paradiso, raccontano gli abitanti di questo luogo, la periferia è l’inferno.

Adoro l’Asia.

Pur con le sue contraddizioni

Cerco il contatto col mondo

Cerco una mano che si tende.

Grazie e al prossimo articolo! 🙂

Cảm ơn! (grazie in vietnamita)
សូមអរគុណ! (grazie in khmer)


Elisa.

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