Invisibile in mezzo alla folla

Ho vissuto l’esperienza di sentirmi invisibile in mezzo a una folla. È stato terrificante. 40 gradi sull’asfalto, seduta per terra sui mozziconi di sigaretta e le pipì di cane per ore ad attendere il pulmino che da Bologna mi avrebbe portata a Prato. Mi è pure caduto in testa un bicchiere con del caffè che era appoggiato sul davanzale di una finestra sopra di me. Sudavo come una fontana, mi sentivo girare la testa, avevo sete ma l’acqua era finita. Mi sentivo sul punto di svenire. La gente si accalcava sempre di più, e quando è arrivato l’autobus hanno iniziato tutti a spingere e urlare e sbraitare, l’autista ha iniziato ad imprecare ed offendere dei signori magrebini che gli stavano vicino. Non riusciva neppure più a controllare i biglietti perché la fiumana di gente lo aveva scalzato via. Era una lotta di gomitate e spinte. Io ho messo la mia valigetta nel bagagliaio e sono salita ma non c’erano più posti a sedere così l’autista ha intimato a tutti quelli in piedi di scendere. Un ragazzo dietro di me ha iniziato a litigare con l’autista e io non riuscivo a scendere. Mi sono sentita male e sono corsa giù. Dovevo recuperare la valigia prima che il bus partisse ma era finita in fondo. Ho dovuto tirar giù decine di altri bagagli e nel frattempo le mie gambe e braccia hanno incominciato a tremare fortissimo. Sono riuscita a prendere la valigia, l’ho tirata giù e scansando quelli rimasti a terra come me sono tornata nel mio cantuccio di asfalto bollente e putrido. Ho preso le ginocchia tra le braccia, ho nascosto la testa sul grembo e ho incominciato a piangere a dirotto. Avevo tutta la candela che mi colava dal naso e mi si appiccicava agli avambracci già fradici di sudore e sporchi di fuliggine. Piangevo, piangevo. E sono sicura che le persone intorno a me mi vedevano. Vedevano come mi tremavano ancora le gambe, le braccia, le mani, come singhiozzavo, come cercavo di farmi aria con la borsetta, come respiravo in modo affannato. E comunque nessuno, nessuno mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto. Nessuno. È stato terribile. Mi sono sentita completamente abbandonata a me stessa. Volevo solo ritornare alla mia cameretta confortevole e abbracciare i miei gatti. Volevo solo un po’ di sostegno. Già avevo perso l’autobus prima dopo delle corse infernali perché nessuno è stato in grado di dirmi dove dovessi andare. Poi anche il pullman successivo a quello da cui sono dovuta scendere era in ritardo. Tutti che urlavano, si incazzavano. Alla fine è arrivato e sono salita. Ho visto che era già tutto pieno, però in prima fila c’era un posto libero vicino a un signore cingalese. Mi sono messa lì. Piangevo ancora a dirotto, non riuscivo a smettere. Lui, con modi gentili, un sorriso e una voce confortanti, ha subito cercato di consolarmi. Io, che nel mentre cercavo di asicugarmi il sudore, le lacrime e il mocio dal viso con un unico fazzoletto, non capivo neppure bene quello che mi diceva, tanto il suono della sua voce era attutito dagli echi dei miei singhiozzi. Poi pian piano ho iniziato a capire la sua dolce cantilena. 

Non piangere ragazza. Non piangere. Non devi essere triste. Ciascuno di noi soffre, ciascuno di noi ha dei problemi, anche molto più gravi dei tuoi. Per cui non affliggerti. Qualunque cosa ti stia facendo star male, ricordati che passerà. Ti ho vista prima piangere, sai, quando ti sei messa per terra e ti nascondevi chiusa in te stessa, mi dispiace davvero. Vorrei poterti aiutare. Perché piangi? Sei cosi bella, anche mentre piangi. Sei giovane, cos’hai 17, 18 anni? Studi cara? Sì? Ma che brava. Vedi, tu sei davvero una brava ragazza. Si vede che sei intelligente. L’università è molto importante. Anch’io ho studiato. Sono laureato in economia, però non qui, in Sri Lanka. Là ero dirigente bancario. Qui mi divido tra l’essere giardiniere, badante, autista… Non c’è lavoro. Specialmente per chi viene dallo Sri Lanka come me. Alle persone non piaccio. Mi guardano con diffidenza. Ma tu no, tu mi hai sorriso anche se piangevi e ti sei seduta dove tutti evitavano di sedersi anche se non c’erano più posti a sedere. Ti voglio già bene sai. Dimmi, la tua mamma e il tuo papà stanno bene? Sì? Allora sii felice, non ti manca niente. Sono sicuro che ti amano molto. E il fidanzato ce l’hai? Sarai piena di fidanzati bella come sei. Perche vai a Prato? Dove vivi? Cosa studi? Cosa vuoi fare da geande? Ohhh sei stata in India. Sono colpito. Brava. l’India è un paese in forte sviluppo. Fino a qualche anno fa era più povero dello Sri Lanka, ma ora ci ha surclassati di tanto. Ora in India ci sono anche tanti ricchi, anche se i poveri sono ancora davvero troppi. No, io non ci sono mai stato in India, ma le so queste cose, alla fine siamo vicini, India e Sri Lanka. Ahhh il bus dici? Forse ci vogliono due ore per arrivare. No no ti prego non piagere più forse mi sono sbagliato forse solo un’ora e mezza o forse una e un quarto. Attacco di panico dici? No, tu soffri, ma non devi. Non devi davvero. 

Si chiama Srilal Fernando ed è venuto in Italia con una Business visa perché si guadagna di più a fare il badante in italia che il dirigente bacario in Sri Lanka. 23 anni fa ha divorziato e ancora ci soffre ma questa è la vita, mi dice.


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